SEGEST - Società di comunicazione e relazioni pubbliche

PROTESTARE O PARTECIPARE?


Inoltra

Paolo Bruschi

“Guardiamo con ammirazione le meraviglie del Rinascimento nella nostra città, ora messe così a dura prova dagli eventi sismici in corso, ma quanti di noi accetterebbero oggi i modi autoritari in cui tali opere e trasformazioni urbane furono decise e realizzate? Direi quasi nessuno, se è vero che l’anno passato sono quasi raddoppiati i cantieri di grandi infrastrutture bloccati dalle opposizioni locali e, anche nel nostro territorio, si è perso il conto dei progetti contestati, paralizzati e messi sotto accusa. Eppure il cambiamento talvolta è necessario, tutti vogliamo servizi più efficaci, luoghi più accoglienti in cui vivere, collegamenti più rapidi, strutture più sicure. Dunque, cosa possiamo fare per uscire da questa impasse, che al tempo stessa ci toglie competitività e avvelena il clima sociale? Si dice che “per ogni problema complesso, c’è sempre una soluzione semplice… che è sbagliata” e in tutti questi anni in prima linea nel mondo delle relazioni pubbliche applicate al territorio, questo è l’approccio che più spesso ho visto utilizzare. Tra chi si arrocca in una populistica opposizione a ogni proposta e chi, tra i committenti, pensando di fare prima, decide, approva e inizia i lavori in sordina e solo quando esplodono le proteste inizia a pensare a come “metterci una pezza”. Tutto ciò con gravi conseguenze sull’armonia sociale, sui tempi e i costi di realizzazione e talvolta anche sui risultati finali, frutto di compromessi tardivi.
Il punto è che realizzare un’opera strategica dovrebbe significare innanzitutto condividerla, coinvolgendo nella progettualità cittadini e territori, dando loro la possibilità di essere soggetti attivi (e non soltanto oggetti) dei processi decisionali. È lo spazio della democrazia partecipata, del dibattito pubblico che in altre nazioni è iter obbligatorio per legge e ha dato finora risultati positivi, aumentando le probabilità di successo di un progetto.
Esperimenti di partecipazione non sono del tutto mancati nel nostro Paese: è il caso dei bilanci partecipativi sperimentati a Modena e nel Lazio, oppure degli interessanti laboratori di urbanistica partecipata attivati a Bologna per decidere come riutilizzare aree ex-industriali. Si guarda poi con invidia al cosiddetto Dibattito Pubblico alla francese, ideato per sbloccare la costruzione di infrastrutture: una procedura formale, dalla durata prestabilita, che prende il via fin dalle primissime fasi di ideazione del progetto e include chiunque possa essere coinvolto dalla sua realizzazione, davanti a una commissione indipendente. Questo modello, che secondo stime ha portato a una riduzione della conflittualità dell’80%, è stato auspicato da Monti su scala nazionale, è già previsto dallo Statuto della Regione Toscana ed è diventato realtà a livello locale, in particolare con la felice sperimentazione compiuta per coinvolgere i cittadini sulle decisioni relative alla gronda autostradale di Genova. Ciò che accomuna questi casi è il tentativo di andare oltre preconcetti e opposizioni strumentali, per concentrarsi sulla ricerca di soluzioni concrete. Per fare ciò non bastano le buone intenzioni, ma servono metodologie strutturate, mediatori esperti e indipendenti, un’informazione aperta ed equilibrata. Certo, non esiste una ricetta segreta e il cambiamento non avverrà dalla sera alla mattina, ma se metteremo in moto questo processo, se attiveremo questi spazi di partecipazione, ciò che otterremo sarà non soltanto un ponte costruito più in fretta o un’autostrada meno invasiva, ma preziosa linfa al nostro vivere insieme, attraverso lo sviluppo di nuovi diritti di cittadinanza e delle capacità dei cittadini di utilizzarli, percorsi seri e trasparenti per le aziende che rilancino l’economia, ma anche una rilegittimazione del sistema politico, attraverso l’aumento d’efficacia dell’azione pubblica, l’incremento della giustizia sociale e una maggiore attenzione alla sostenibilità ambientale. Questa non sarà la soluzione più semplice, ma probabilmente è quella giusta.”

Paolo Bruschi, Presidente di Segest S.p.A.

articolo pubblicato su Il Resto del Carlino, Ferrara – 04 Giugno 2012, all’interno della rassegna Specie di Spazi, della Fondazione Architetti della Provincia di Ferrara.