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NELSON MANDELA: IL RICORDO DI PAOLO BRUSCHI


Inoltra

Aneddoti da raccontare quando sarò vecchio ne avrò tanti, ma un posto speciale lo riserverò per sempre alla volta che conobbi Nelson Mandela. Era il 1990 e la sua liberazione, dopo 27 anni passati nel famigerato carcere di Robben Island, stava contribuendo a un momento di risveglio e impegno collettivo internazionale. All’epoca ero presidente dell’Arci e insieme all’allora segretario Vico Bertaglia sentimmo che era anche nostra responsabilità contribuire a una svolta che avveniva in un Paese lontano, ma che ci riguardava tutti. Anche se gli ideali erano grandi, decidemmo come prima cosa di darci un obiettivo concreto: la ricostruzione della tipografia dell’African National Congress, che era stata distrutta da un incendio doloso.

 

Come prima cosa coinvolgemmo La Nuova Ferrara, il Resto del Carlino, la Rai Emilia-Romagna e la Cgil, che ci supportarono nella realizzazione di quello che era diventato ormai il progetto “adottiamo un giornale“.

Impegnammo poi l’Arci per mesi, creando un conto corrente trasparente in cui i cittadini e le organizzazioni potessero versare un contributo economico. Fu la trasparenza a far funzionare quel progetto perché, d’accordo con le testate, venivano pubblicati regolarmente i nomi e gli importi versati. Il tam-tam comunicativo, che in quegli anni non era rapido e organizzato come oggi (erano ancora lontani i social media) diventò l’anima dell’iniziativa. In breve tempo nacque una sana competizione tra chi voleva contribuire e, partendo dai cittadini, coinvolsi anche associazioni, partiti e anche le istituzioni.

 

Visto il successo e la portata che aveva preso l’iniziativa, decidemmo insieme di estenderla a livello nazionale e internazionale. I dirigenti dell’Arci si impegnarono in ogni modo, scrivendo e presentando il progetto a personaggi dello spettacolo, della cultura e della politica. Di li a breve arrivarono le adesioni di Luciano Pavarotti, Gino Paoli, Teresa De Sio, Zucchero Fornaciari, Patrizio Roversi, Gianpaolo Pansa, Michele Serra, ma anche di Sting, del giornalista e attivista bianco anti-apartheid Donald Woods (amico di Steve Biko) e di Yasser Arafat, che per l’occasione incontrammo a Perugia. Aderirono trasversalmente anche tutti i partiti politici.

 

Ai primi di maggio andammo in delegazione con Vico Bertaglia, Eden Virgili e un rappresentante della Cgil, accompagnati da una troupe della Rai, a consegnare nelle mani del presidente dell’African National Congress, Walter Sisulu, un assegno di 35 milioni, che allora era una cifra importante, tanto più in un Paese dove il regime di vita delle persone di colore era di pochi dollari. Rimanemmo con loro per cinque giorni e ci portarono a Soweto nella casa natia di Mandela e Alexandra, la peggiore township dei sobborghi di Johannesburg, facendoci incontrare tutta la dirigenza che di li a poco avrebbe vinto le elezioni. L’incontro con Madiba, come lo chiamava il suo popolo, dovette però aspettare, perché proprio in quei giorni si trovava ad Oslo a ricevere il premio Nobel per la Pace. E poco tempo dopo, durante la sua visita in Italia, fu proprio lui a volerci incontrare per ringraziare del nostro contributo. Salimmo sul palco di Piazza Farnese, a Roma, durante il suo discorso. Un incontro indimenticabile, di quelli che cambiano la vita e ti fanno sentire fortunato e orgoglioso, anche soltanto per aver avuto il privilegio di stringere la mano a uno dei più grandi uomini del nostro tempo.